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Vince Hamilton in Ungheria, ma Alonso consolida la leadership

29.07.2012 21:14 di Alex d'Agosta  articolo letto 371 volte
Vince Hamilton in Ungheria, ma Alonso consolida la leadership

La caldissima gara di metà estate a Budapest, ultima prima della lunga pausa estiva e undicesima su venti nel mondiale 2012, è stata caratterizzata da un dominio di Lewis Hamilton, gestito dall’inizio alla fine ma con sempre una Lotus alle calcagna. Una domenica andata come previsto da molti, considerando che nella corta e stretta pista dell’Hungaroring è storicamente favorita la scuderia di Woking da un po’ di tempo a questa parte: ne ha vinti infatti sei qui di gran primi negli ultimi otto.

La partenza della corsa ungherese ha visto per la seconda volta di fila un Massa non perfettamente lucido, ma più prudente che domenica scorsa a Hockenheim, dove aveva esordito con un clamoroso crash contro Ricciardo: oggi è andato più piano ma forse anche troppo, visto che ha perso subito tre posizioni, contrastando invece il trend che, nelle prime nove gare dell’anno, lo aveva visto primeggiare quale “migliore” partente, con diciotto avversari sorpassati nelle fasi iniziali delle prime gare. Oggi lo start ha invece visto darsi grande battaglia praticamente tutti i piloti dalla seconda alla quinta fila: un azzardo superiore a molte altre gare di quest’anno, ma anche necessario perché questa pista è nota per non consentire tanti né facili sorpassi.

E così infatti è stato: non proprio una “corsa dei cavalli” ma, complice anche il caldo che intimidisce i piloti a “osare” per non compromettere l’usura delle gomme, il Gran Premio d’Ungheria non è stato particolarmente vivace come tante altre corse del 2012: pochissimi sorpassi e nessun incidente di gara. E se non fosse stata per noie meccaniche allo sfortunato Schumacher, già in panne in partenza, e Karthikeyan, già di suo in fondo, sarebbero probabilmente arrivati tutti alla bandiera a scacchi.

Il meteo non ha dato i grattacapi annunciati dopo le 15. Invece le previsioni sulla gara poco eccitante in casa Ferrari sono stati attesi: i fan di Alonso, abituati molto bene nelle ultime settimane, sono rimasti oggi necessariamente un po’ delusi. D’altra parte Hamilton, Raikkonen e Grosjean hanno mantenuto un passo costantemente forte, mentre la Ferrari del due volte campione del mondo iberico ha spesso mostrato di essere più lenta mediamente da mezzo a un secondo rispetto ai leader.

La gara nel primo terzo dei suoi sessantanove giri ha visto quindi una supremazia McLaren, con Grosjean più vicino al pole-sitter Hamilton che intimidito da Button. Vettel all’inseguimento dell’inglese numero due di McLaren rispecchia quanto aveva detto ieri in conferenza stampa: la sua auto non sembrava capace di prendere Hamilton, ma avrebbe fatto di tutto per cavarsela al meglio.

Alonso invece ha pensato a guidare senza eccessi né acuti e, anzi, la priorità era difendersi da ogni attacco degli inseguitori, primo di tutti Raikkonen, con un’auto evidentemente superiore ma troppo prudente per insidiarlo davvero, almeno nelle fasi iniziali. A ruota poi c’era Webber, risalito nei primi giri anche grazie all’errore iniziale di Massa.

Con il primo cambio gomme, Button è stato l’anticipatore dei driver di prima fascia. Alonso è entrato altrettanto presto ma lo stint più lungo di Raikkonen ha visto il finlandese rientrare davanti all’asturiano, lasciando oltretutto il ferrarista in “pasto” a Webber dal diciannovesimo in poi. In queste fasi l’aiuto del ferrarista numero due, che in griglia era settimo ma si è rovinato con le sue stesse mani, non si è fatto sentire per nulla: d’altra parte con otto secondi da Webber e senza riuscire a passare Senna, con lo stesso ordine fino alla fine, il suo contributo anche oggi si è confermato ininfluente.

Il bilancio della metà gara è proprio come all’inizio: le McLaren sembrano solide e, a parte un passo costante di Vettel che in cuor suo sognava almeno il podio, la minaccia maggiore era ancora rappresentata dalle Lotus, in particolare Grosjean, che ha portato avanti la sua marcia di avvicinamento ad Hamilton.

Ma il rientro da brivido dalla seconda sosta di Raikkonen mostra ancora una stoffa da campione, in un impeto di orgoglio e agonismo che lo porta ad affiancare, superare “al limite” e poi mantenere il muso davanti al compagno, da lì in poi ancora veloce ma mediamente più indietro dalla più anziana “prima guida”. E piano piano il finlandese si è sempre portato più vicino ad Hamilton, giungendo a fine gara con un distacco minimo dall’inglese, sempre minacciato ma mai veramente messo in pericolo da un attacco deciso. Grosjean ha in seguito prudentemente perso terreno, senza mai essere minacciato per il podio.

Vettel tuttavia a nove tornate dalla fine fa una sosta forse inattesa e, sperando di andare a riprendere Grosjean, rientra ancora davanti ad Alonso che, sempre tutto solo, ha cercato di chiudere la sua gara con coerenza, mantenendo una buona posizione e un buon punteggio senza prendere rischi. Il podio finale ha quindi visto primeggiare Hamilton e le due Lotus, oggi più che mai alla portata della vittoria ma, per prudenza e razionalità, i due alfieri di Enstone hanno deciso di non strafare: così facendo hanno portato il team al terzo posto nel campionato costruttori davanti alla Ferrari, dove ancora una volta è solo lo spagnolo a difendere veramente la classifica con le unghie e con i denti. Quarto quindi Vettel, che in un colpo di reni impressionante ha mandato in scena un quarto e ultimo stint con un tempo più basso dell’altro, avvicinandosi al francesino forse più però per orgoglio che per reale utilità. Sesto Button, che si immaginava più forte oggi, ma dopo il secondo cambio gomme si è perso e, essendo stato obbligato a fare anche la terza sosta, non c’era più chance per lui di risalire la china. Un plauso invece a Senna, settimo, che si è tenuto dietro Webber a un soffio e, ben più indietro, un Massa sempre più “a rischio” per le sue basse prestazioni. Dopo il brasiliano sbiadito, Rosberg, ultimo dei piloti a punti ma, bisogna riconoscerlo, mai capace di andare a prendere né Ferrari né Red Bull. Il giovane della Mercedes ha portato a casa quel punticino della bandiera che, comunque, non riporterà certo la stella a tre punti nei primi quattro costruttori.


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