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Tripudio venezuelano: Maldonado conquista la prima vittoria per lui e per la nazione

13.05.2012 23:42 di Alex d'Agosta  articolo letto 341 volte

È un futuro fra i grandi quello di Pastor Maldonado, un ventisettenne ancora poco conosciuto ai più che oggi nella calda pista europea del Montmelò ha firmato la prima vittoria in Formula 1 della sua carriera e, soprattutto, la prima in assoluto per il Venezuela in questo sport. Ed è anche un ritorno al successo per la Williams dopo anni di digiuno: se l’ultima pole non era in fondo così remota, per ricordare un’altra vittoria del team di Grove bisogna tornare indietro al buon 2004 di Juan Pablo Montoya, che poteva contare sui motori BMW.

Oggi la Formula 1 festeggia quindi il quinto differente pilota sul gradino più alto del podio su cinque gare corse in questa stagione, dove anche fra le scuderie nessuna ha fatto ancora il bis. Segno di un equilibrio mutevole, di un vantaggio mai consolidato dai “soliti noti” e soprattutto indizio sufficiente per essere sicuri che l’annata 2012 di Formula 1 sia alquanto diversa dal passato.

Come se non bastasse, non è certo di secondaria importanza quanto questa gara sia una prova tangibile di un progresso della Ferrari ormai indiscutibile. Il “passo in avanti” raccontato dai piloti prima della gara corrispondeva al vero: la costanza di Alonso ha dimostrato che la macchina ha raggiunto una forma finalmente competitiva.

Quello che si è visto in pista è stato quindi un Gran Premio di Spagna impegnativo, teso e molto divertente. Non importa che le posizioni di testa non si siano discostate dalle qualifiche: d’altra parte le statistiche di Barcellona hanno quasi sempre visto primeggiare il pole sitter o comunque chi lo affiancava in prima fila. È solo una tradizione che si consolida.

Le previsioni hanno confermato tutte le migliori aspettative su Williams, Ferrari e Lotus che, per certi aspetti, era data per favorita. Hanno deluso invece Mc Laren e Red Bull, ancora una volta più per problemi causati dal team che dai piloti, mentre le Mercedes sono state abbastanza insipide. Meno bene del previsto Perez; Schumacher da rimandare a settembre.

È proprio il kaiser tedesco la delusione più grossa della gara, il campione più assente di tutti: a pochi giri dalla partenza, infatti, pur gravitando dietro Maldonado, Alonso, Rosberg e il sempre più veloce Grosjean, è da riconoscergli che continuava a tenere dietro la Red Bull di Vettel, un Button in apparente ripresa e via via il resto dello schieramento. Ma al tredicesimo giro un grosso fraintendimento con Senna junior costa la gara a entrambi: Senna cambia una volta direzione in staccata come gli consente il regolamento, Schumi pensa forse stia per farlo anche una seconda volta, quindi lo tampona secco nel di dietro, convincendosi fosse meglio staccare più tardi come del resto le sue gomme più fresche potevano consentire. Invece niente: gara compromessa, sporco per terra e ancora un gran premio senza risultati qualificanti. Contemporaneamente la gara assume già un’immagine chiara a molti: le Lotus vanno bene ma Maldonado e Alonso sono i piloti da battere. L’asturiano aveva sottratto la testa della corsa al migliore del sabato dopo la prima curva ma è ancora distante il momento in cui il sorpasso gli verrà restituito. Il pericolo peggiore sembra poter venire da Raikkonen e Grosjean che, grazie a una strategia sulle gomme inversa agli altri, preannunciano una lotta serratissima nelle fasi finali quando, a mescole invertite, i due alfieri della macchina nera e oro avrebbero potuto contare probabilmente su hard più fresche e quindi su un finale di gara tutto a loro vantaggio.

Al quindicesimo Hamilton in grande rimonta torna ai box con fiducia ma ancora una volta un inconveniente nel cambio gomme gli fa perdere qualche prezioso decimo. Non grave come in passato ma è segno di un distacco con gli altri team importante: un problema risolto invece in Ferrari che, avendo fra l’altro inventato un ingegnoso sistema con il bullone prefissato, riesce a fermare il cronometro su tempi irraggiungibili per gli altri, scendendo addirittura nell’intorno dei due secondi e mezzo.

Prima della metà gara arriva inesorabile la decisione del drive through per Vettel e Massa, quarti e sesti alla ventottesima tornata, colpevoli in precedenza di non aver rispettato un avviso da bandiera gialla. Il brasiliano è il primo a scontarla, ma da lì in poi è il tracollo: rientra e rimane nei bassifondi della classifica e sono solo i numerosi ritiri a permettergli di non tagliare la bandiera a scacchi intorno al ventesimo posto.

A quasi due terzi di gara si registra un paciugo in pit lane anche alla Sauber, tanto che Perez, già nel pieno di una gara no, si ritira e butta via del tutto una giornata dove si poteva immaginarlo a lottare contro i piloti più quotati.

Fra gli sfortunati della domenica si registra anche Vettel, che oltre al passaggio obbligato deve anche perdere tempo per sostituire un musetto. Intorno al quarantacinquesimo inizia infine la processione per l’ultimo cambio gomme ed è il momento in cui si registra la più grande sbavatura strategica di giornata. Ai più pareva evidente che le Lotus erano le migliori con le gomme dure ma quella che per loro sembrava una tattica intelligente gli si è rivoltata contro: Raikkonen ha iniziato a prendere per troppi giri anche un secondo e più da Maldonado e Alonso, creando un gap incolmabile. Che brucia ancora di più considerando che nel finale è stato poi capace di girare anche più di un secondo meglio delle due macchine davanti a lui.

Gli ultimi giri hanno visto comunque una lotta dura in testa, con il pubblico spagnolo che tifava Fernando ma, come spiegavano al muretto delle rosse, “anche le gomme hanno una fine”. E non sono mancate situazioni tristi più al centro e dietro: Webber, secondo dei doppiati, non riuscendo a passare Hulkemberg, non è stato un bello spettacolo. L’ottavo di Hamilton e il nono di Button rendono onore al primo per il grande recupero dalla coda dello schieramento ma gridano vendetta verso il team, che li aveva illusi a inizio anno di essere al top: invece in un momento così buio per Red Bull non riescono ad affermare il proprio valore e così perdono punti preziosi a ogni gara. Un applauso invece per Kobayashi: ridendo e scherzando si porta al quinto posto di una gara davvero insolita, ma piacevolmente varia. Il podio di Maldonado, Alonso e Raikkonen vede quindi due campioni dietro a un veloce ex numero uno di Gp2 che si toglie la patina di pilota “pagante” e si guadagna finalmente rispetto nel paddock per i suoi risultati. Subito dietro Grosjean, veloce quasi sempre come la sua prima guida, e la Sauber del giapponese così davanti, dà fiato a un sempre più orgoglioso pubblico giapponese. Vettel sesto rappresenta il vero valore della Red Bull in questo momento, ancora per miracolo in testa al campionato costruttori (ma a pari punti con Alonso in quello piloti), mentre Rosberg davanti alle due Mc Laren si guadagna mestamente il pane. Con la speranza che Schumacher riesca a completare al più presto una gara degna del suo nome: la macchina va abbastanza bene, dipende più che altro da lui.


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