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La prima vittoria di Rosberg. E la Mercedes torna al top dopo 56 anni

16.04.2012 00:00 di Alex d'Agosta  articolo letto 287 volte
"Boccia" di Mumm in mano e prima vittoria per Nico Rosberg: è tutto vero
"Boccia" di Mumm in mano e prima vittoria per Nico Rosberg: è tutto vero

In una domenica di lutto per lo sport italiano non arrivano grandi soddisfazioni neanche dall'Italia in Formula 1 a meno di non andare a cercare il buon Aldo Costa, che ha contribuito a portare per la prima volta sul gradino più alto del podio la Mercedes dopo l'ultima combinata di pole position e vittoria di un certo mago del volante, chiamato Fangio, che risale al Gp di Monza del 1955. L'onore di questo ritrovato doppio successo è toccato al più giovane e meno esperto del team, il figlio d'arte Nico Rosberg, che dopo
diverse stagioni nella classe regina delle automobili da corsa iniziava a suscitare molte perplessità, considerando che non era ancora stato in grado di concretizzare fino in fondo il buon potenziale che tuttavia ha sempre dimostrato. Ma il vento è finalmente girato a suo
favore e il giovane Nico, poliglotta e acculturato driver di origina tedesca ma di adozione monegasca, entra così nell'esclusivo club dei piloti capaci di aver trasformato la prima pole in vittoria. Dopo tanti bocconi amari, quindi, Rosberg jr ha raggiunto l'ambito traguardo
nel migliore dei modi: primo il sabato e primo la domenica, senza fra l'altro soffrire troppo l'attacco degli avversari.

È una gara che ha visto la Mercedes al trionfo completo, poi, sotto il ruolo di motorista: il libro d'oro ha registrato dopo di lui Button ed Hamilton, meritevoli di aver saputo gestire la gara al meglio delle loro possibilità nonostante non potessero più credere nella vittoria già molto prima della fine.

Ma ogni bella rosa non è mai priva di spine: se la storia darà ragione al giovane figlio di Keke per aver riportato la stella a tre punte al vertice di questa disciplina, è anche vero che la stessa casa madre non ha saputo offrire una vera chance a Michael Schumacher,
costringendolo a ritirarsi ancora una volta per colpe non sue: un pasticcio al pit stop con la sostituzione dell'anteriore destro gli ha impedito di proseguire per più di poche curve. Ed è stato uno dei momenti più decisivi e memorabili di una gara per il resto abbastanza annacquata: Schumi è stato l'unico a ritirarsi e in tutta la giornata non c'è stato nemmeno un contatto importante o altri eventi eventi di un certo spessore. Vittoria tutta tedesca a parte, probabilmente la domenica di corse a Shanghai verrà ricordata per aver visto transitare sotto la bandiera a scacchi tutte le auto dei team di terza fascia. Un vero record considerando le pessime premesse dei primi appuntamenti di quest'anno, dove si ricordano enormi problemi di affidabilità e passi gara talmente lenti da mandare su tutte le furie Vettel e disturbare piloti anche iper corretti come Button.

Sorpresa Mercedes a parte, che vive di rendita per il vantaggio tecnico del suo alettone, (ormai benedetto dalla FIA e probabilmente in corso di riproduzione da molti altri team), la giornata di oggi ha registrato comunque una Red Bull in recupero lento ma inesorabile,
nonostante la sfiducia ereditata da un sabato orribile nel quale Vettel non era nemmeno entrato nella Q3. Invece oggi il campione in carica è salito quatto quatto fino al terzo posto vero, soffiato da Hamilton e dal suo compagno solo nelle ultime battute.

Una gara all'insegna della costanza, quindi, con acuti per pochi piloti ma non per quelli da cui ci si aspettava grinta e performance: il pupillo Ferrari è infatti partito nono e arrivato


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