Il bicchiere mezzo pieno: un quinto, in Australia, era un buon risultato

 di Alex d'Agosta  articolo letto 548 volte
Il bicchiere mezzo pieno: un quinto, in Australia, era un buon risultato

Quanto vale un quinto posto? Dieci punti, è la logica ed ovvia risposta. Ma questi dieci punti che significato hanno? Dipende da come sono arrivati e allora cerchiamo di analizzare come un risultato quantitativamente identico possa avere una valenza completamente diversa. Per farlo dobbiamo fare un passo indietro, di quasi tre mesi. Il 18 marzo Fernando Alonso concludeva il Gran Premio d’Australia in quinta posizione con un ritardo di 21” sul vincitore Button. Quel piazzamento fu giudicato positivamente, soprattutto perché era stato ottenuto dopo una partenza dalla dodicesima posizione sulla griglia e una qualifica che aveva visto il pilota spagnolo accusare un ritardo di un secondo e mezzo dal poleman Hamilton. In tanti allora davano la Ferrari già fuori dalla lotta per il Mondiale, con la F2012 giudicata come una monoposto destinata precocemente ad un posto in un museo in attesa di messianiche nuove vetture o, addirittura, di quella del 2013.

Tanta acqua è passata sotto i ponti virtuali della Formula 1. Oggi ci si ritrova a commentare il quinto posto di Alonso nel Gran Premio del Canada come una grossa delusione, forse dimenticando che lo stesso risultato di Melbourne sia giunto al termine di un weekend in cui Fernando per la prima volta da tantissimo tempo (sicuramente troppo per una squadra come la Ferrari) ha potuto lottare per la pole position il sabato e si è giocato le sue carte fino in fondo per la vittoria ieri pomeriggio.

Il successo non è arrivato perché l’avversario principale, Hamilton e la sua McLaren, ieri sono stati complessivamente più veloci e, per batterli, bisognava provare a rimescolare le carte: ci abbiamo provato – tutti insieme, perché la scelta di non fermarsi più è stata presa di comune accordo fra il muretto e il pilota – ma non è andata bene. Il rendimento degli pneumatici sulla F2012 è calato bruscamente mentre su altre vetture non è avvenuta la stessa cosa, vedi Sauber e Lotus.

Vero, si sarebbe potuto salvare almeno il quarto posto reagendo immediatamente alla sosta di un Vettel, finito alle spalle di Fernando grazie alla strategia, alle prese con un problema identico a quello dello spagnolo: l’errore – col senno di poi - è stato commesso e nessuno lo nega ma il prezzo pagato non è poi così drammatico.

E’ costato la leadership nella classifica iridata ma non è certo dopo sette gare che conta essere primi: l’importante è esserlo il 25 novembre, a San Paolo del Brasile.