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Hamilton settimo vincitore. Debacle di Alonso

11.06.2012 17:45 di Alex d'Agosta  articolo letto 379 volte

Montreal non si smentisce: dopo un 2011 che, causa pioggia e incidenti, non finiva più, il Gran Premio del Canada del 2012 è stato ancora una volta un esempio di Formula 1 da seguire “buttando il telecomando”. Forse non piena di eventi importanti in tutta la gara, senz’altro meno imprevedibile dello scorso anno e comunque non proprio densa di sorpassi mozzafiato, la prima gara serale dell’anno ha comunque regalato un finale da apnea e due “seconde guide” al secondo e terzo posto sono la prova che l’imprevedibilità di quest’anno continua a non perdere colpi.

E come se non bastasse, per chi ama le statistiche, continua la serie record dei differenti piloti a vincere una gara di Formula 1 nella stessa annata: Lewis Hamilton è il settimo di fila e, grazie a questo risultato, si porta anche in cima alla classifica provvisoria del mondiale piloti, spodestando di pochi punti Alonso. Dietro il campione inglese della McLaren, in questo inedito podio che si è delineato solo negli ultimissimi chilometri, si sono visti due giovani molto promettenti, Grosjean e Perez, che in questo primo terzo di stagione si erano già distinti per grandi acuti alternati a profondi momenti bui. Subito dietro Vettel e Alonso, i quali, nonostante una pole e un terzo posto in qualifica, non hanno avuto macchina e strategia all’altezza della giornata.

A ben vedere un arrivo del genere non l’avrebbe mai immaginato nessuno, specie considerando le posizioni in griglia. La prima gara di giugno sembra quasi avvalorare la tesi di un osservatore attento quale Jarno Trulli che, riapparso per la prima volta in Formula 1 dopo i test di inizio anno e catturato in un’intervista esclusiva nel paddock di Montreal dalle telecamere di Grand Prix, aveva mosso qualche sospetto su questa forse eccessiva alternanza dei vincitori di quest’anno. In particolare per due di loro (Rosberg e Maldonado) che, seppure nel primo caso a lungo atteso, a detta sua non sembravano realmente ritenuti da molti in grado di vincere. In generale, questa così ampia varietà di risultati stupisce anche gli addetti ai lavori e in ogni caso, regia occulta o meno, non può prescindere dai soliti eventi di gara ma anche, come non mai, dal comportamento delle gomme. Come visto nel finale con Alonso, le coperture Pirelli adottate dal 2011 precipitano bruscamente nell’usura e nelle prestazioni al superamento delle temperature ottimali di esercizio, diventando quindi uno dei primi centri d’attenzione delle strategie dei team.

A dodici mesi da una gara dominata dal maltempo e della fatalità, coronata da una rimonta che ha fatto storia di un Button in forma smagliante, è quindi andata in scena una prova di quanto questo sport sappia offrire anche in condizioni ottimali: niente sorprese dalla pioggia, nessun incidente né safety car, pochi ritiri e solo normali eventi di gara hanno comunque determinato un gran premio emozionante fino all’ultimo metro proprio grazie alle sempre più importanti variabili in gioco.

Come accennato, la gara non ha avuto interruzioni e, memori del 2011, è stata sin dall’inizio interpretata con correttezza e prudenza: la partenza, liscia come non se ne vedeva da tempo, ha visto movimenti importanti solo nelle retrovie. E così è stato per diversi giri: i primi sei hanno infatti mantenuto le stesse posizioni di partenza per diversi giri. A neanche un decimo dei settanta giri purtroppo Massa firma la sua condanna a un’altra gara mediocre, incappando in un testacoda mentre era quinto e girava bene, davanti a Rosberg e Di Resta. Al tredicesimo sarà il primo a entrare ai box per necessità, ma tutti quelli che sono entrati così presto hanno avuto dei problemi. Al diciottesimo qualcosa si muove anche davanti, perché con il primo pit stop Hamilton balza davanti a Vettel, anche se al cambio gomme perde un po’ di tempo come ormai da tradizione consolidata. In questa fase Alonso tira il primo stint più a lungo che può, segnando ottimi tempi e rientrando davanti a Hamilton e Vettel, proprio quelli che sembravano gli avversari più temibili. Ma ancora per qualche giro è davanti Grosjean, che riesce a far lavorare meglio le proprie “calzature”.

Nella prima metà gara non succede altro di significativo se non il ritiro ravvicinato di entrambe le HRT, con un impietoso ritratto in mondovisione dei freni che vanno arrosto, segno di un ancora troppo arretrato sviluppo di un’auto nata male e ancora del tutto immatura anche a un terzo di stagione ormai superato.

Poco più avanti però si nota Button che entra molto presto a cambiare le gomme, segno di un’errata strategia che conferma dei problemi irrisolti per la sua auto: da lì in poi perde ogni chance anche per andare a punti.

L’altra grande amarezza per i campioni in affanno viene da Schumacher, costretto al quinto ritiro stagionale per il blocco dell’ala mobile in posizione aperta. Ed è un paradosso: proprio quella decantata ala, vanto della sua Mercedes, diventa invece causa dell’ennesimo Gran Premio concluso ai box anziché in pista.

Pochissimi giri dopo, non si fanno attendere ulteriori attimi di suspence nella pit lane nel momento in cui Hamilton, al secondo ingresso, incappa in un altro ritardo di esecuzione.  Da lì però inizia la sua cavalcata trionfale: rientrando con il diavolo in corpo, seppur terzo, riprende giro per giro il distacco sui primi. Vettel doveva comunque rientrare ai box e Alonso fa soffrire ma, tempo poche curve, si mostra subito preda facile a causa dei suoi tempi, ormai anche uno e poi fino a due secondi più alti del dovuto.

Persa la leadership, il peggio per il ferrarista però doveva ancora arrivare: il cronometro peggiorava sempre e piano piano sono arrivati Grosjean e Perez, entrambi con solo un pit stop alle spalle, come l’asturiano, ma con un primo stint più lungo. E dulcis in fundo è arrivato pure Vettel che, nonostante la tardiva seconda sosta, è riuscito facilmente a colmare il gap sulla Ferrari che viaggava con tempi da fondo classifica.

Certo dispiace sentir poi ammettere a fine gara, tanto Domenicali quanto Alonso, che sarebbe stato meglio entrare prima. Ma a ben vedere, arrivando in fondo così c’è da essere felici che non sia andata ancora peggio: non molto più indietro c’erano infatti Rosberg, Webber e Raikkonen in un fazzoletto di un paio di secondi, mentre gli ultimi a punti erano Kobayashi e Massa.

 


Il bilancio di questa gara ha la particolarità di non far felice quasi nessun team al cento per cento. Il brasiliano Ferrari torna sotto ai minimi sindacali in una pista comunque per lui maledetta, dove il suo miglior risultato bisogna andarlo a cercare prima ancora che fosse a libro paga del Cavallino, mentre Alonso come al solito porta al massimo la macchina ma, se tutti gli ingranaggi non funzionano a dovere, deve purtroppo accontentarsi di qualcosa di mediocre che, nella domenica di Montreal, proprio non meritava.

Lode invece alla Sauber, sotto vari punti di vista. Il tabellino delle posizioni guadagnate dice che Perez è il migliore in gara, con dodici posizioni più avanti rispetto alla partenza. Nella stessa classifica il peggiore è Button, che ha peggiorato di sei posizioni la già scarsa qualifica. E al terzo posto del messicano ben si affianca il suo compagno giapponese che, nono, permette di portare molti più punti a casa del duo ferrarista.

Per quanto riguarda McLaren, Button è inspiegabilmente disperso in fondo, quando era stato il primo a vincere nel 2012: non si spiega come mai la macchina per Hamilton c’era anche in Canada mentre per lui i problemi sono irrisolti da ormai troppi appuntamenti.

Le Red Bull sono sulla bandiera a scacchi entrambe a meno tre posizioni rispetto alla griglia, ma leccandosi le ferite registrano con Vettel il miglior giro in gara e, insieme al settimo posto di Webber, accumulano punti mondiali che fanno assai comodo.

L’alternanza Mercedes spiazza: Rosberg, sesto, sembrava poter fare anche meglio fino a metà gara, ma per com’è stata la gara non ci si può lamentare troppo, eccetto che per il ritiro di Schumacher. Roba da far perdere la testa anche al più paziente dei piloti.

Ai fini dei calcoli sui possibili intrusi mondiali si è quasi disperso Raikkonen, ottavo e nascosto per tutta la domenica, ma il suo giovane scudiero francese aiuta a portare in alto il punteggio nei costruttori e a far meglio riflettere sulla seconda metà del campionato. Dietro di loro la Force India fa esattamente la performance per cui è stimata e dispiace non aver visto più in alto Ricciardo, che aveva fatto una gara onesta sino a sfiorare la zona punti, abbandonata solo nel finale di gara per un errore.

In casa Williams si segnala comunque il terzo miglior recupero di giornata per Maldonado: anzi, tolti i quattro ritirati, le posizioni nette avanzate, comunque per merito e non per aritmetica, sono ben nove e la penalizzazione patita per l’incidente nelle prove di sabato, pur avendolo estromesso dalla lotta per la zona punti, ha fatto capire che il pilota c’è ancora e la macchina pure, specie guardando i tempi delle migliori tornate.


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