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Mondiale 2012: i perchè di tanta imprevedibilità

11.06.2012 17:50 di Alex d'Agosta  articolo letto 1005 volte

A Montecarlo si gridava già al miracolo, con sei gare di fila vinte da sei differenti piloti, ma a Montreal si è ulteriormente allungato questo primato di inizio campionato a sette appuntamenti grazie, nell’ordine, a Button, Alonso, Rosberg, Vettel, Maldonado, Webber ed Hamilton.

Da una stagione con sei campioni del mondo al via ci si immaginava certamente una buona alternanza al vertice, ma sembra che il meglio debba ancora venire, poiché gli iridati degli scorsi anni non sono stati ancora tutti coinvolti: Webber non ha mai vinto un mondiale mentre Rosberg e Maldonado sono al primo successo in carriera.

Frutto del caso o meno, questa sfilza di vincitori uno diverso dall’altro nelle prime gare dell’anno è record, perché la serie si è verificata a partire dall’inizio di stagione ma, a ben vedere, questo dato è anche in cima alle statistiche degli ultimi 25 anni per numero assoluto di vincitori nella stessa annata, visto che solo in due casi è stato pari o superiore a sette. 

Con l’incertezza di vedere o meno un ottavo leader a Valencia (mancano all’appello soprattutto Schumacher e Raikkonen, fra l’altro a digiuno del cittadino spagnolo) o in una delle altre tredici gare del 2012, ottimisticamente sembrerebbero alla portata anche altri primati, entrambi del lontano 1982, dove tuttavia le gare erano solo sedici: maggior numero di gran premi consecutivi vinti da diversi piloti (nove) e maggior numero di piloti a vincere nella stessa stagione (undici).

Certo è difficile richiamare al confronto proprio un anno amaro per questo sport, che ha sofferto la perdita di Villeneuve e Paletti, dove le auto erano molto differenti da quelle odierne non solo nella meccanica, ma anche nella filosofia: distanti dalla perfezione e dal limite, consentivano ai meccanici e ai piloti di fare davvero la differenza.

Oggi va invece in scena una Formula 1 dove il pilota è quasi accessorio a meno che non si verifichino situazioni fuori dall’ordinario dove la sua testa, la sua capacità e il suo coraggio possano davvero cambiare le carte in tavola. Rispetto a quei tempi eroici è pur vero che si è dovuta far molta strada per la sicurezza dei piloti e dei circuiti, cercando allo stesso tempo di offrire al pubblico gare più ravvicinate con distacchi più “televisivi” fra i primi e gli ultimi della corsa. Questi e altri concetti e interessi hanno portato i regolamenti a stringere sempre più le maglie, standardizzando il prodotto anche a beneficio del contenimenti dei costi.

Pur mmno eroica che in passato, la Formula 1 è comunque tornata interessante da vedere e la suspence offerta a ogni gara di questo campionato 2012 è da imputarsi inoltre alla volontà comune di evitare i domini assoluti di un costruttore sin da inizio stagione, come si è visto troppe volte fino all’apice dell’era Red Bull negli ultimi due anni, ed è la naturale evoluzione della significativa novità delle gomme meno durature introdotte già lo scorso anno con l’avvento di Pirelli.

Il 2012 sta quindi vivendo una condizione di maggiore equilibrio fra i costruttori perché le uniche vere importanti variabili in gioco diventano indipendenti, dove i tecnici possono fare poco: le gare oggi infatti si vincono o si perdono soprattutto in funzione delle gomme e delle condizioni climatiche.

I motori, eccetto i Cosworth, quasi si equivalgono, mentre le monoposto sono quasi dei monotipi e vengono sempre meno tollerati slanci ai limiti dei regolamenti: ne è prova la recente censura dei buchi sul fondo e sui mozzi delle Red Bull, che potevano dare vantaggi aerodinamici vietati dalle più recenti norme.

Nell’ogni anno sempre meno ricco “montepremi” di aderenza che i regolamenti attribuiscono alle monoposto tramite dei severi limiti, i tecnici non possono quindi far altro che prendere atto che anche minime differenze avvantaggiano una o l’altra auto, a dipendenza dei fattori esterni fra cui primeggia la temperatura dell’asfalto che, se varia molto fra prove e gare come lo scorso weekend, manda in fumo calcoli e progetti cui gli addetti ai lavori erano invece abituati a far affidamento.

Per tutto l’anno quindi lo show, c’è da scommetterci, sarà indubbiamente garantito a ogni domenica di gara, con una doppia garanzia di imprevedibilità: se le condizioni saranno ottimali, allora saranno molti i candidati alla vittoria, mentre se interverrà qualche grosso fattore climatico, non solo la strategia ma anche la destrezza e l’interpretazione personale torneranno protagonisti.


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