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A Valencia una grande, indimenticabile vittoria di Alonso

25.06.2012 00:14 di Alex d'Agosta  articolo letto 937 volte

La quinta gara per la Formula 1 nel Port America’s Cup di Valencia, l’ultima prima dell’alternanza con Barcellona, scrive un pezzo di storia importante nell’album dei ricordi del Cavallino grazie a una sudatissima vittoria di Alonso, che torna così leader nella classifica mondiale provvisoria.

In quest’annata dove non c’è una macchina capace di prevalere, anche se oggi l’asturiano rompe il record dei diversi vincitori da inizio stagione collezionando per primo il bis, non si è certo vista una gara normale, anzi: già durissimo dal punto di vista fisico e per lo stress meccanico, causa 25 curve con numerose staccate impegnative, il Gran Premio d’Europa 2012 ha nuovamente stupito ed emozionato anche i fan meno affezionati a questo sport con momenti di tensione e grande automobilismo.

Prima di tutto per il podio, che si è definito solo negli ultimissimi minuti: Alonso in vetta, davanti al caldissimo pubblico di casa, ha visto al suo fianco Kimi Raikkonen e Michael Schumacher. Il tedesco è stato finalmente premiato per la prima volta dal suo rientro nel circus ma una protesta di Webber per uso improprio del DRS ha rischiato di avvelenargli la gioia di questa felice domenica spagnola.

Per gli amanti delle statistiche, si può trovare una chiave di lettura Ferrari visti i tre primi classificati, quasi schierati in una curiosa classifica, che vede presente e passato delle prime guide rosse quasi aiutarsi o almeno non ostruirsi a vicenda: Alonso è succeduto a Raikkonen, a sua volta subentrato a Schumacher nel sedile della monoposto e oggi non si sono mai scontrati né danneggiati più di tanto. Una classifica frutto del caso e di inaspettati eventi di gara, che però vede il  più “vecchio” aiutare reciprocamente il suo “successore in rosso” a prendere distacco dai diretti avversari nel mondiale, in particolare da Webber, tenuto miracolosamente fuori dal podio nonostante un recupero anche per lui memorabile.

Subito dietro al kaiser infatti ha tagliato il traguardo l’agguerritissimo secondo pilota di Vettel, l’unico degli alfieri Red Bull a concludere la gara, seguito a maggiore distanza da un costante Hulkemberg, da un semi appassito Rosberg, da un buon Di Resta, da un sofferente Button, da un crescente Perez e da uno sventurato Maldonado.

L’esito così poco scontato è coerente con l’andamento anomalo di tutto il campionato 2012 ed è il risultato di 57 giri completamente diversi dalla tradizione di questa gara che, da molti, è sempre stata bollata come una delle più noiose di tutto il calendario di Formula 1. Terzo circuito cittadino di fila, Valencia infatti ha sempre mandato in scena pochi sorpassi e poca tensione, salvo qualche incidente spettacolare, facendo giocare ai team la carta della strategia e dell’affidabilità, non sempre scontata neanche nelle migliori famiglie.

Oggi invece è successo di tutto: contatti leggeri e pesanti, vetture autoeliminatesi per noie meccaniche, arrampicate di numerose posizioni e battaglie degne anche delle gare sui circuiti tradizionali. E a farne le spese non sono state soltanto le solite retrovie o le auto di metà classifica: a fine gara mancavano infatti all’appello Vettel ed Hamilton, un fatto che ha aiutato Alonso a prendere il largo nel mondiale.

L’affidabilità in questo secondo gran premio del 2012 in Spagna è stata non più scontata e quindi, per una volta, non sono state soltanto le gomme a fare il bello e il cattivo tempo.

Con la pole di Vettel sembrava inoltre una domenica pronta a consacrare il ritorno della genialità di Newey, invece, dopo il sabato, le cose sono andate diversamente.

La cronaca di questa giornata era già iniziata con un evento raro prima del via: un infezione intestinale per Timo Glock che perdurava da giorni lo ha costretto a rinunciare a correre. Dei 23 partenti, pochi si saranno accorti della sua assenza, ma ben presto la lista dei ritiri ha iniziato a incrementarsi, fino a vedere tagliare il traguardo soltanto da 18 vetture.

Vettel, partito benissimo e saldamente in testa senza mai esitazione, ha sempre viaggiato su tempi apparentemente irraggiungibili da tutti, a parità di strategia di gomme. Ma bastava vedere il suo camera car in qualifica per scoprire che la sua capacità di fare traiettorie più ampie era frutto di un assetto capace di non far scomporre la macchina anche nei passaggi difficili, segno di una superiorità riconquistata, anche se non senza critiche per un aggiornamento del fondo della vettura, nuovamente contestato come poche settimane fa.

Dietro di lui Hamilton ha sofferto di non averlo potuto sopravanzare subito, cosa che poi mai gli riuscirà in gara: bene Alonso, in rimonta già nelle prime curve, male Raikkonen, anche perché ormai è diventato uno di quelli che rischia meno. Anche se la peggiore partenza è di Rosberg, fuori tono fino alla fine.

Passo per passo il campione della Red Bull prendeva molta distanza sulla Mc Laren, grazie a un forte guadagno nei primi due settori. Con le vetture un po’ diradate, intorno all’ottavo giro, si iniziavano a capire i valori in campo: rispetto alla posizione di partenza in griglia infatti i migliori in pista erano Schumacher, Perez e Webber, tutti provenienti da qualifiche non eccellenti, mentre nelle zone alte si muoveva ancora poco.

La regia inizia a premiare le prime lotte serrate, come Massa su Di Resta ma soprattutto Grosjean e Raikkonen, davvero in palla, proprio come Vettel: sono loro tre i primi ad abbattere il muro dell’1’46”. Un lungo di Webber all’ottavo e poi al decimo Grosjean inizia a insidiare Hamilton, mentre Button e Massa, sparigliando rispetto alle strategie degli avversari, sono i primi ad andare ai box.

La prima tornata di cambi gomme vede alcuni avanzamenti, a beneficio soprattutto di Raikkonen ma a seguire anche di Alonso sul finlandese: la Ferrari ha davvero una marcia in più in pit lane, mentre dieci giri dopo la Mc Laren ha goffamente danneggiato Hamilton con un ritardo causato nuovamente da imperizia dei suoi uomini.

Al diciannovesimo Vettel gira erode un altro secondo sul cronometro e sembra sempre imprendibile, mentre Grosjean e Hamilton rimangono i suoi avversari “credibili”, a parità di pit in.

Dal ventesimo inizia però la vera bagarre: Senna e Kobayashi sono i primi a scontrarsi seriamente, ma i commissari lasciano correre senza pulire la pista dai detriti. La colpa è del brasiliano ma i suoi fan lo apprezzeranno comunque per aver ripreso il controllo dell’assetto dopo un traverso di dignità rallistica. Una brutta strategia della Force India rovina poi la gara di Di Resta, che nel primo terzo ha anche militato in zona podio ma, per avidità o inesperienza, dal muretto hanno atteso troppo a richiamarlo, facendogli perdere secondi preziosissimi.

Al ventinovesimo poi la cavalcata di Vettel sembrava interrotta definitivamente per via della safety car, entrata per un secondo incidente fra Vergne e Kovalainen che, causa sbriciolamento delle ruote, ha lasciato a terra parecchio sporco.

Una buona occasione per fare l’ultimo cambio e mettere le medie: ne approfittano praticamente tutti quelli nelle prime 8-9 posizioni.

È il momento cruciale della gara: il quasi venticinquenne tedesco della Red Bull a meno di un minuto dalla ripresa parcheggia l’auto a bordo pista. È la terza volta in carriera che si ritira per un guasto mentre era al comando.

Alonso automaticamente conquista la leadership e vola via: si pregusta quindi una domenica positiva anche se Massa, toccato violentemente da Kobayashi, torna ad arrancare in fondo alla classifica.

Ricciardo, ancora in zone alte per via del ritardato cambio delle coperture, riesce a ostruire per un giro Hamilton, che poi lo passa e si riporta in zona podio. Ma il vero avversario di Alonso sembra più che altro il giovane della Lotus: loro due infatti sono i primi ad abbattere l’1’44”. Ma la cavalcata del francesino termina al quarantunesimo, senza fumo né ruote bloccate: sembra la fotocopia di Vettel.

La classifica inizia a mischiarsi pericolosamente: Webber avanza (è il primo sotto l’1’43”) e via radio si sente la comunicazione con Raikkonen pronta a “gufare” la Ferrari: lo pregano di cercare di passare Hamilton e di provare a prendere il ferrarista senza stressare troppo le gomme, sperando che si possa rievocare un crollo alla fine come avvenuto in Canada. Ma poco dopo questa strategia sembra bloccata da un suo probabile calo, quindi il finlandese apparentemente rinuncia all’impresa e si accontenta del podio virtuale dietro a Hamilton. Ma passare la Mc Laren non è più un’impresa solo pochi minuti dopo: alcune staccate troppo aggressive di Luigino gli tolgono troppa motricità rendendolo preda di Raikkonen al 55mo. Come se non bastasse, dopo la Lotus, arriva pure a insidiarlo Maldonado: dopo un paio di colpi parati, l’irruento venezuelano sperona Hamilton sul fianco sinistro e lo manda a muro, vanificando gli sforzi dell’inglese per mantenere una posizione almeno sufficiente a tamponare l’avanzata di Alonso.

Questa gara, in definitiva, è stata bella anche per ragioni che sono andate oltre lo spettacolo: fosse solo per questo, nelle precedenti sette prove del 2012 se ne erano già viste di tutti i colori mentre, in quanto a imprevisti e incidenti, il Canada del 2011 difficilmente potrà essere battuto. Valencia 2012 ha invece segnato una svolta sulle aspettative dei tanti detrattori delle gomme Pirelli: pur sempre al centro della strategia, e insostituibilmente cruciali proprio come l’aerodinamica, non sono più state però l’unico fattore a segnare il destino dei piloti.

L’affidabilità, finalmente, è la nuova co-protagonista della stagione: vedere una Red Bull e una Lotus abbandonate mestamente mentre segnavano i migliori tempi in gara è un dispiacere per molti, una gioia per altri, e comunque un fatto che deve far riflettere. A ben vedere, i guasti non esplicitamente annunciati dai team, hanno ovviamente riguardato delle parti accessorie della macchina che sono date troppo spesso per scontate.

In una pista cittadina infatti non ci sono solo i freni a scaldarsi, visto che una monoposto da corsa ha varie esigenze di raffreddamento: il motore e l’alternatore in primis. Ma non si è visto fumo e, guarda caso, proprio di recente, tanto Red Bull quanto Lotus, avevano proprio introdotto nuovi upgrade aerodinamici che, a quanto pare, potrebbero aver influito sulla “salute” della macchina.

Almeno in uno dei due casi odierni, dove grazie al camera car si è vista spegnersi ogni più piccola lucina dal cockpit, sale quindi sul banco degli imputati l’alternatore. Può sembrare una cosa banalissima, ma è un componente tanto importante quanto delicato, che ha le sue necessità di raffreddamento. Già tanti anni fa molti ricorderanno come il “mitico” Barnard, in Ferrari, ci mise mezza stagione a decidere una feritoia per raffreddarlo.

Questa volta può essere accaduto il contrario, avendolo forse ostruito di recente anziché agevolato nell’aerazione: siccome spesso guadagnare prestazioni nell’aerodinamica significa sacrificare qualcosa nella meccanica, a Milton Keynes ed Enstone dovranno rifare i conti per le gare ad alta temperatura. Ma per la Germania e l’Ungheria avranno un mese di tempo: a Silverstone, dove si corre fra due settimane, a parità di macchina forse non pagherebbero un conto così salato.


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