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Jaguar: il passato, il presente e il futuro del "garage degli italiani" al Fuorisalone 2012

A svelarci i dettagli della nuova XF Sportbrake è "Tad" Jelec
24.04.2012 17:24 di Luca Caniglia  articolo letto 2396 volte
"Tad" Jelec posa accanto alla nuova XF Sportbrake
"Tad" Jelec posa accanto alla nuova XF Sportbrake

E’ un Giovedì come tanti altri, controllo la mail e trovo un messaggio del nostro Direttore.
Leggo: Luca, la settimana prossima ci sarà, in concomitanza con l’evento per il Fuorisalone 2012 “AD - La Casa degli italiani”, la presentazione in anteprima della nuova Jaguar XF Sportbrake. Ti andrebbe di andare a dare uno sguardo?
Detto, fatto.
Il Mercoledì seguente sono lì con largo anticipo, per potermi fare un’idea della nuova Station Wagon della casa prima che si sviluppi la ressa di giornalisti e fotografi tipica di questi eventi.
Ad accogliermi, nell’area della mostra dedicata alla casa del giaguaro e denominata "Jaguar Collector's Garage”, trovo tre splendide vetture: una favolosa E-Type Roadster (nella classica colorazione British Racing Green), una cattivissima XK-RS Convertible e uno dei tre esemplari di pre-produzione della XF Sportbrake.
Dopo pochi istanti, e uno sguardo veloce a queste tre meraviglie, mi viene incontro la gentilissima addetta stampa della casa, che scopro presto essere accompagnata da un volto familiare.
Mi presento e scopro che, in effetti, l’elegante uomo dai capelli brizzolati che ho di fronte è Tadeusz “Tad” Jelec, designer project leader della XF Sportbrake.
Quale occasione migliore, dunque, per farsi un’idea del lavoro svolto, sotto la guida di Ian Callum, da lui e il suo giovanissimo team?
Dopo pochi scambi di battute, però, quella che sembrava un’intervista “classica” si trasforma in una piacevole conversazione con un uomo pacato e gentile, che scopro essere un vero e proprio appassionato di automobili.
Tad mi mostra subito orgoglioso la sua nuova opera, spiegandomi che la XF berlina è stata mantenuta pressoché invariata fino al montante centrale, più precisamente fino alla parte inferiore delle porte posteriori.
Di lì in poi il suo minuzioso lavoro, basato su linee controllate da precise geometrie, è andato a scolpire quello che potremmo definire uno dei posteriori meglio riusciti degli ultimi anni per quanto concerne le station wagon.
Tad spiega che la sua visione di designer convenzionale stava indirizzandolo verso canoni più classici ma, dopo aver proposto le prime bozze a Ian, gli fu tassativamente ordinato di creare un’auto che riuscisse a coniugare, alla praticità tipica del segmento, la sportività e il dinamismo che caratterizzano le Jaguar da oltre settant’anni.
Al fine di soddisfare questa richiesta, il designer polacco ha dato vita a una vera e propria scultura dinamica, in grado di generare, mediante il sapiente utilizzo delle linee curve del tetto e dei montanti con profilo cromato dei vetri, una sensazione di velocità percepibile già a vettura ferma.
Tad continua affermando che, proprio come per l’E-Type di cinquant’anni fa, i volumi generali che connotano la sportività del marchio sono stati di grande ispirazione durante lo sviluppo di questo nuovo modello.
Vediamo, dunque, il classico cofano allungato che, all’altezza delle portiere anteriori, inizia una tesa fuga verso il posteriore, formando un filante quanto muscoloso corpo vettura.
Su quest’ultimo poggia, infine, la sezione dell’abitacolo: coperta da un tetto che, mediante la trovata dei montanti posteriori neri e il tocco di mistero dato dai vetri oscurati, sembra fluttuare sull’intera vettura.
Questo modus operandi pare aver dato i suoi frutti, perché nonostante ci si trovi di fronte ad una pratica e spaziosa station wagon, è immediatamente chiaro che questa vettura non potrebbe che essere figlia della casa di Coventry.
Prima di salutarmi, Tad mi chiede quale sia, secondo me, la sua dream car d’infanzia.
D’istinto gli dico: "Fiat 124 Spider!"
Lui mi guarda basito e, dopo avermi chiesto come avessi fatto a indovinare, mi dice:< la purezza delle linee di quell’opera del maestro Pininfarina, assieme a quella di altre spettacolari vetture senza tempo come la Jaguar E-Type, la Ferrari 250 GTO e la Lamborghini Miura, mi ha affascinato sin dall’infanzia. Molto probabilmente è merito di queste forme, ormai incastonate nel mio subconscio, se continuo a disegnare automobili che abbiano un’anima.
Saluto Tad con la promessa di continuare a fare due chiacchiere con lui durante il resto della serata e, lasciandolo alle interviste degli altri colleghi, ho un solo pensiero per la testa: tutti noi dovremmo ringraziare quest’uomo e chi, come lui, crede ancora nell’arte di fare automobili.

 


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