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Perchè le Pirelli danno così spettacolo

28.06.2011 18:57 di Alex D'Agosta   articolo letto 169 volte

La gara di Valencia è stata indubbiamente noiosa: tuttavia ha registrato un record per la sicurezza di un cittadino e in assoluto erano tanti anni che l'intero schieramento di piloti è arrivato in fondo, per di più senza nessuna safety car.

Ma in generale, salvo questa eccezione, grazie a Pirelli la Formula 1 sta diventando molto piú interessante. Pare finita l'era, lo dicono i network, del calo di ascolti dopo la partenza: lo spettatore non cambia più canale perchè finalmente succede qualcosa che merita di essere visto. Niente più "corsa dei cavalli", in verità grazie alla combinazione di tre componenti: l'ala mobile in determinati punti del tracciato (due a Valencia), il ritorno del Kers e le nuove gomme che durano appositamente meno che in passato.

Bernie Ecclestone al nuovo monofornitore di pneumatici aveva chiesto qualcosa di più interessante ma, come spiega Paul Hembery, direttore di Pirelli Motorsport, "sono i team ad aver chiesto più show", e l'hanno avuto. Fra le ragioni principali, l'imprevedibilità della durata delle gomme, che vengono comunque evolute di gara in gara, e la differente, a volte anche eccessiva, degradazione fra una mescola e l'altra. "Con le medie a Valencia abbiamo misurato una differenza di prestazioni fra un secondo e un secondo e mezzo", dice Hembery, ma è sempre difficile fare un confronto nelle prove perché non si sa mai la strategia usata, specialmente per quanto riguarda il carico di benzina.

L'attenzione maggiore va alle nuova mescola media, che deve essere collaudata attentamente "in vista di Silverstone. Qua la gara poteva essere corsa anche con le supersoft, ma avremmo poi avuto maggiori difficoltà a prepararci per il Gp d'Inghilterra, dove troveremo una pista più abrasiva".

Per Valencia sono possibili fino a tre soste. Secondo Pirelli la "durata è comunque eccellente: pensiamo che si possa arrivare a minimo 30-35 giri, mentre se farà troppo caldo temiamo un maggiore degrado delle soft." E così è andata in gara, anche se le tre soste hanno rappresentato la strategia per la maggioranza dei piloti, che hanno tenuto le soft per il maggior numero di giri possibili.

Dal punto di vista dell'immagine Pirelli sta crescendo tanto e sembra contenere le critiche che talvolta arrivano anche dai piloti stessi. Sta di fatto che ora questo sport è tornato ad essere interessante e bello da vedere e il costruttore italiano non solo riesce a dare visibilità a se stesso ma riesce a dare un plus a questo sport. "La BBC mi ha detto che dall'inizio dell'anno hanno avuto 1 milione di persone in più rispetto al 2010, mentre in Canada hanno tenuto oltre 6 milioni di spettatori incollati allo schermo fino alla fine. Un dato che per loro significa nuove persone che guardano la Formula 1."

Si spera che ciò accada anche in altri paesi, ma "ovviamente l'audience è sopratutto collegato ai risultati di un pilota particolare".
Certo il fattore spettacolo aumenta in gara ma a Valencia, per la seconda volta quest'anno, ci sono stati piloti "furbetti", come Sutil e Alguersuari, che imitando quanto già fatto da Schumacher a Monaco, una volta raggiunta l'ambita e inaspettata terza e ultima sessione di qualificazione, hanno preferito non uscire nemmeno a tentare un'improbabile miglioramento del proprio tempo, con il preciso e incontrovertibile scopo di avvantaggiarsi in gara, partendo con le gomme fresche.

Un aspetto non di secondaria importanza che denota un'ansia dei team di salvare il più possibile le gomme: un fatto strategico, quindi, che pero' penalizza pesantemente il pathos del sabato, dove si è ridotto il gusto della sfida fino all'ultimissimo minuto. Comunque la questione non sta passando inosservata e lo stesso Paul Hembery ha recentemente proposto di far utilizzare la domenica le stesse gomme della Q2 per chi non volesse tentare un'ultima volta.

In ogni caso, qualunque esperienza fatta in quest'anno, in cui l'azienda milanese torna a fare nuovamente Formula 1 dopo una lunghissima assenza di mezzo secolo, servirà anche per la produzione di serie. "É molto trasversale il passaggio di tecnologia e know how. Noi siamo leader nel settore delle coperture ultra high performance e siamo da sempre abituati a fare le cose ad altissimo livello. Ci sono elementi del nostro prodotto F1 che vengono applicati come concetti anche per le auto di gamma, anche se ovviamente le gomme di F1 quest'anno sono fatte apposta per durare 100 km o poco più." Di contro, in Formula 1 servono tantissimo le esperienze fatte sinora nella produzione di serie e nelle altre competizioni: Pirelli infatti attualmente rifornisce anche il mondiale rally WRC, la Gp3, la Rolex Sports Car Series Grand-Am, la VW Tdi Cup, la Pirelli Drivers Cup, il Ferrari Challenge, il Lamborghini Blancpain Supertrofeo, il Trofeo Maserati, il campionato GT brasiliano, il World Superbike e il Moto Gp.

Tante vetture e competizioni in vari mercati, dove il brand è già conosciuto ma la presenza in Formula 1, assicura Hembery, "aiuta sia a far conoscere sia a a qualificare il brand. Mostra ai dealer un grande impegno e dà un messaggio importante su come è fatta l'azienda".

Perchè la Formula 1, nonostante le altre numerose competizioni, è altrettanto presto detto: "l'abbiamo scelta in quanto è l'unica piattaforma mondiale con la quale possiamo raggiungere tutti i mercati. Non c'è un altro sport che va in giro per il mondo ogni anno e in così tante nazioni di tutti i più importanti continenti".

Troppo presto comunque per fare bilanci. Constatato che lo spettacolo è aumentato in Formula 1 anche grazie al loro lavoro, Hembery conclude dicendo che "l'audience è cresciuto certamente, e se anche a fine anno potremo dire che abbiamo dato allo sport quello che ci hanno chiesto, la missione sarà compiuta con successo".


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